ANNO 2013, MEDIAZIONE CIVILE NUOVA OPPORTUNITA'

 

Ci troviamo in un momento cruciale nello sviluppo ed evoluzione dell’istituto della mediazione civile e commerciale. A seguito della ben nota sentenza della Corte Costituzionale del 2012, l’impianto normativo è rimasto “zoppo” e il legislatore dovrà necessariamente metterci mano per ristabilirne un adeguato funzionamento.

Le imminenti elezioni hanno da un lato bloccato tale processo, ma da un altro punto di vista potrebbero aver concesso quel periodo necessario per una maggiore riflessione e studio di come poter riformulare la normativa in maniera corretta non solo formalmente ma altresì e soprattutto in modo totalmente armonico con il restante ordinamento civilistico nazionale.

Le parole del Presidente della Corte di Appello di Milano Giovanni Canzio, all’inaugurazione dell’anno giudiziario fanno ben sperare, soprattutto in relazione alla necessaria, dal mio modesto punto di vista, “metabolizzazione” dell’istituto mediazione da parte di tutto il mondo giuridico e non solo forense.

L’illustre giudice ha infatti fatto notare che :

“L’intento di incidere in misura significativa sui flussi della pletorica domanda, anziché sull’efficienza della risposta, è stato inoltre perseguito con la disciplina della mediazione.

Non erano pochi gli aspetti problematici della procedura alternativa:

l’obbligatorietà e i costi del ricorso (mentre la vera mediazione dovrebbe

avere base volontaria e facoltativa), l’assenza di robusti incentivi

economico-finanziari per le parti che vi accedono, l’attività di formazione organizzazione del servizio, delle tecniche e dei soggetti della mediazione.”

Gli aspetti di cui sopra sono sicuramente migliorabili in fase di rinnovo legislativo, poiché se da un lato è vero che ,come dice il Giudice, la mediazione dovrebbe avere sempre base volontaria e facoltativa, dall’altro è innegabile che poco o nulla sia stato fatto per divulgare la conoscenza e lo sviluppo dell’istituto sia a livello pubblico-sociale sia a livello di incentivo economico-finanziario.

Una maggiore “spinta commerciale” con una vera e propria operazione di “marketing” finalizzato a spiegare in primis e diffondere poi la conoscenza e la “cultura” della mediazione sarebbero un primo giusto passo delle istituzioni.

Altresì è sicuramente migliorabile l’attività di formazione di chi intenderà svolgere il ruolo di mediatore nel senso che è ormai necessario riconoscere uno status di vera e propria materia giuridica alla mediazione civile come branca del diritto civile.

Ancora il Giudice di Milano ha aggiunto:

“Occorre riconoscere il sostanziale insuccesso dell’istituto, segnato prima dalla modestia dei numeri, inferiori alle aspettative, e poi dallo scrutinio d’incostituzionalità, per difetto di delega, del modello di mediazione obbligatoria, anche se il Legislatore ben potrà intervenire, con legge ordinaria, sulla relativa disciplina, prevedendo, in linea con la legislazione europea, ipotesi di obbligatorietà.

Un clima più aperto di riflessione potrebbe giovare all’individuazione delle migliori prassi attuative di un modello di mediazione ‘nuovo’ sotto vari aspetti. Certo è che l’Italia non può fare a meno della mediazione e questa non può essere vista con sfavore pregiudiziale dai protagonisti del processo, in vista degli innegabili benefici connessi a una sua più diffusa applicazione”.

Le parole di cui sopra non possono che infondere e accrescere un sincero ottimismo in chi , come chi scrive, ritiene la mediazione necessaria ed imprescindibile per un rinnovo non solo giuridico ma anche sociale e culturale del nostro Paese.

L’istituto della mediazione deve ,soprattutto, essere “spiegato” e divulgato all’interno di quei tessuti sociali dove i “rapporti permanenti” sono necessari ed obbligati.

Si pensi dapprima alle controversie in materia di condominio ma anche in tutti gli ambiti del consumo e del diritto societario.

É soprattutto in tali ambiti che la mediazione e la sua cultura dovranno entrare con maggiore profondità e consapevolezza della bontà e della necessità di tale istituto, a prescindere dagli eventuali incentivi economici ma soprattutto perchè compresa ed accettata dagli utenti finali.

Sulla stessa linea di riconoscimento della necessità e della validità dell’istituto mediazione ha , altresì, argomentato Ernesto Lupo, Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione.

Egli, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario , ha ribadito ancora una volta il giudizio positivo in merito alla mediazione utilizzando le seguenti parole:

Nelle precedenti relazioni sull’amministrazione della giustizia, pur esprimendosi qualche riserva in ordine alla disciplina specificamente dettata dal decreto legislativo, in particolare con riguardo alla genericità dell’indicazione delle categorie di controversie assoggettate all’obbligo di mediazione, si era formulato un giudizio complessivamente positivo in ordine all’istituto in esame, evidenziandosi l’idoneità dello stesso a favorire una riduzione della durata dei processi civili attraverso la rimozione della principale causa di tale fenomeno, comunemente individuata nell’incapacità del nostro sistema giudiziario di far fronte ad una domanda di giustizia in costante crescita.”

Inoltre , come coloro i quali operano e sostengono la mediazione civile,lo stesso giudice ha evidenziato che, in seguito alla nota sentenza della Corte Costituzionale, il tempo in cui l’obbligatorietà della mediazione è stata effettiva, non è stato sufficiente per formulare una giusta statistica delle performances dell’istituto che ancora risultano essere un, a mio avviso, “potenziale inespresso”:

“La brevità del periodo in cui la normativa ha avuto applicazione nel suo testo originario non ha consentito di verificare appieno la fondatezza di tali auspici, soprattutto con riguardo alle controversie in materia di condominio e risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti, per le quali l’obbligo della mediazione è entrato in vigore soltanto il 20 marzo 2012 (a differenza delle controversie in materia di diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, per le quali ha trovato applicazione dal 21 marzo 2011). Ciò che può dirsi, peraltro, sulla base dei dati statistici forniti dal Ministero della giustizia (DGStat), è che il procedimento in questione ha avuto ampia applicazione non solo nelle controversie, come quelle in materia di diritti reali (19,3% dei casi), locazione (12,7% dei casi), divisione (5,6% dei casi), successioni ereditarie (3,3% dei casi), in cui il raggiungimento di un accordo tra le parti è agevolato dalla natura personale dei rapporti intercorrenti tra le parti e dal carattere non seriale degli interessi coinvolti, ma anche nelle controversie che, come quelle in materia di contratti bancari (9,1% dei casi) e assicurativi (8,3% dei casi), investono prevalentemente rapporti di massa.”

Eppure, nonostante la relativa esiguità dei numeri, il giudizio per la mediazione è ancora una volta positivo e va , ulteriormente, a ribadire la necessità di una sua riorganizzazione e rimodellazione all’interno del nostro ordinamento.

Soprattutto , come già ricordato, il nuovo legislatore avrà il compito ma anche l’opportunità di avvalersi di tale strumento per agevolare e snellire l’intero processo civile.

Tale ottimistico auspicio si desume ancora una volta dalle seguenti parole di Ernesto Lupo che vuole, altresì, rendere noto come sia compito di tutti, e anche quindi della classe forense e dei giudici, promuovere l’istituto.

Nell’attesa che il nuovo Parlamento prenda in esame proposte simili ed altre volte a favorire il ricorso alla mediazione, non può che ribadirsi quanto già affermato nelle relazioni sull’amministrazione della giustizia degli scorsi anni, e cioè che il successo d’interventi legislativi volti ad apprestare e promuovere l’utilizzazione di strumenti alternativi di risoluzione delle controversie esige un forte coinvolgimento di tutti i potenziali attori del processo, e quindi non solo delle parti, cui si richiede «una salda fiducia nella possibilità di trovare un accomodamento dinanzi al mediatore», ma anche della classe forense, chiamata a recuperare «la vocazione alla conciliazione delle parti in conflitto, che il nostro ordinamento assegna all’avvocato come fisiologico ruolo funzionale alla piena realizzazione della tutela dei diritti». Neppure va sottovalutata l’importanza dell’iniziativa del giudice, la cui facoltà di invitare le parti a tentare la mediazione, finora sottoutilizzata (2,8% dei casi), potrebbe contribuire a promuoverne la diffusione, soprattutto se accompagnata da un adeguato monitoraggio degli esiti di tale invito.”

In conclusione, quindi, va definitivamente affermato con forza che l’istituto della mediazione sia uno strumento necessario, utile,moderno ma soprattutto “vincente”; e per l’ordinamento italiano, necessario ed imprescindibile.

Quanto prima questo sarà appreso e metabolizzato da tutti gli operatori, quanto prima la “vittoria” della cultura della mediazione potrà essere sancita.

Dr. Francesco E. Manzoni

Mediatore Civile e Commerciale

Tratto da L’AltraPagina