MEDIATORI SOLO A PRECISE CONDIZIONI

Articolo tratto da www.italiaoggi.it ed a cura del Prof. Avv. Damiano Marinelli.

 

Lo Studio dell'Avvocato Italiano non potrà più ospitare sedi legali e rappresentanze locali di Organismi di Mediazione.

E' quanto ha stabilito il Consiglio Nazionale Forense, apportando con circolare C24/2011 interessanti modifiche al Codice Deontologico (art. 55-bis del codice deontologico).

Si deve inizialmente sottolineare come per la lettura del Cnf la funzione e l'attività dell'avvocato che decida di svolgere la funzione di mediatore rientrino pienamente nell'ambito dell'attività professionale in senso proprio (al contrario, le conseguenze non muterebbero alla luce della circostanza che pure l'attività extra professionale rileva deontologicamente se le modalità della sua realizzazione compromettano la reputazione professionale e l'immagine della classe forense).

L'art. 55 bis, testé introdotto, determina come l'avvocato che svolga la funzione di mediatore debba rispettare gli obblighi dettati dalla normativa in materia e le previsioni del regolamento dell'organismo di mediazione, ma nei limiti in cui dette previsioni non contrastino con quelle del codice deontologico.

Si rileva quindi come esista, per l'avvocato/mediatore una priorità/prevalenza del codice deontologico dell'avvocato, rispetto al regolamento ed al codice etico dell'Organismo di mediazione, dunque l'Avvocato rimane prima di tutto Avvocato anche nella sua funzione di mediatore.