MEDIAZIONE OBBLIGATORIA: ADDIO O ARRIVEDERCI?

 

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (Serie Speciale, del 12 dicembre 2012 n. 49) della sentenza della Corte Costituzionale le disposizioni dichiarate incostituzionali possono considerarsi definitivamente espunte dall’ordinamento.

Nella Gazzetta Ufficiale, Serie Speciale, del 12 dicembre 2012 n. 49 è stata pubblicata la sentenza della Corte Costituzionale 6 dicembre 2012 n. 272 con la quale la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, per eccesso di delega legislativa, del D. Lgs. 4 marzo 2010, n. 28 nella parte in cui ha previsto il carattere obbligatorio della mediazione.

Ai sensi dell’art. 30 c. 3 della L. 11 marzo 1953 n. 87, recante “Norme sulla Costituzione e sul funzionamento della Corte Costituzionale”, le norme dichiarate incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione, mentre ai sensi dell’art. 136 Cost. le norme dichiarate incostituzionali cessano di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.

A prescindere dal testo delle disposizioni citate e dal momento di decorrenza degli effetti delle sentenze di illegittimità costituzionale, considerando che il testo ufficiale della sentenza, secondo le indicazioni della Corte, è quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, possiamo ritenere che da oggi la mediazione obbligatoria sia a tutti gli effetti espunta dal nostro ordinamento.

Come noto, tuttavia, la sentenza della Corte ha colpito in via consequenziale anche altre disposizioni. Insieme all’art. 5 c. 1, la cui incostituzionalità era nota sin dal 24 ottobre scorso, sono state rese note le ulteriori disposizioni del D.Lgs. 28/10 colpite da illegittimità costituzionale in via consequenziale.

Nel dettaglio, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 272 ha dichiarato incostituzionali le seguenti norme del D.Lgs. 28/10:

1. articolo 5, comma 1;

2. in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87:

a) dell’art. 4, comma 3, limitatamente al secondo periodo («L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale») e al sesto periodo, limitatamente alla frase «se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1»;

b) dell’art. 5, comma 2, primo periodo, del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «Fermo quanto previsto dal comma 1 e»,

c) dell’art. 5, comma 4, del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «I commi 1 e»;

d) dell’art. 5, comma 5 del detto decreto legislativo, limitatamente alle parole «Fermo quanto previsto dal comma 1 e»;

e) dell’art. 6, comma 2, del detto decreto legislativo, limitatamente alla frase «e, anche nei casi in cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del quarto o del quinto periodo del comma 1 dell’articolo cinque,»;

f) dell’art. 7 del detto decreto legislativo, limitatamente alla frase «e il periodo del rinvio disposto dal giudice ai sensi dell’art. 5, comma 1»;

g) dello stesso articolo 7 nella parte in cui usa il verbo «computano» anziché «computa»;

h) dell’art. 8, comma 5, del detto decreto legislativo;

i) dell’art. 11, comma 1, del detto decreto legislativo, limitatamente al periodo «Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all’art. 13»;

l) dell’intero art. 13 del detto decreto legislativo, escluso il periodo «resta ferma l’applicabilità degli articoli 92 e 96 del codice di procedura civile»;

m) dell’art. 17, comma 4, lettera d), del detto decreto legislativo; n) dell’art. 17, comma 5, del detto decreto legislativo; o) dell’art. 24 del detto decreto legislativo.

Tra i principali cambiamenti oggi, meritano di essere segnalati:

1. il venir meno dell’obbligatorietà del previo esperimento del procedimento di mediazione finalizzato alla conciliazione nelle materie indicate nell’art. 5 c.1;

2. il venir meno dell’obbligo di informativa dell’avvocato dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale;

3. il venir meno dell’obbligo del mediatore di informare le parti delle conseguenze di cui all’art. 13 nel caso di totale o parziale corrispondenza tra la proposta del mediatore e l’esito del successivo giudizio

Alla luce della sentenza, il dibattito si è immediatamente riacceso tra i sostenitori dell’obbligatorietà e i suoi detrattori.

Sarà opportuno che il legislatore pensi seriamente a coordinare gli esiti della sentenza con il restante impianto normativo rimasto in piedi per consentire alla altre forme di mediazione rimaste (mediazione delegata, contrattuale e facoltativa) di poter essere utilizzate nel pieno delle loro potenzialità che, in ogni caso, possono essere utili a ridurre il carico della Giustizia come affermato dalla Corte e ciò nella consapevolezza che sarà possibile reintrodurre la mediazione obbligatoria solo quando i destinatari dell’istituto (in particolare cittadini e avvocati) abbiano sviluppato un elevato grado di cultura della mediazione e più in generale delle forme di risoluzione alternativa delle controversie. In sostanza, dopo la sentenza della Corte costituzionale, come già auspicato su questo quotidiano, dovrebbe pensarsi:

a) ad un unico sistema di risoluzione alternativa delle controversie, ossia un “codice unico della mediazione” che vada oltre l’obbligatorietà in alcune materie e sanzioni per chi non partecipa;

b) diffondere a tal punto la cultura della mediazione da eliminare l’idea che solo con l’obbligatorietà l’istituto possa funzionare diventando, appunto, un’alternativa seria e consapevole alla giurisdizione.

Ipsoa.it