SI' DEL SENATO AL DECRETO DEL FARE: VENERDI' L'ESAME DELLE COMMISSIONI DI MONTECITORIO

Via libera del Senato al decreto Fare, che torna alla Camera per l'ok finale.

In Aula a palazzo madama il decreto è stato approvato con 190 sì, 67 no e un astenuto . Domani sarà all'esame delle commissioni di Montecitorio: l'approdo in aula é fissato per le 14 di domani per essere votato venerdì mattina.

Accesso al concorso di magistratura: governo battuto due volte
Governo battuto due volte in Senato su un emendamento al decreto Fare sulle nuove norme per l'accesso al concorso di magistratura. Nell'aula di palazzo Madama l'esecutivo ha dato parere contrario a una proposta di modifica - presentata dalla Lega Nord e dal presidente della commissione Giustizia, Francesco Nitto Palma (Pdl) - per abolire una misura che consente l'accesso al concorso in magistratura per chi ha fatto uno stage negli uffici giudiziari. La modifica è stata approvata con 205 sì, 38 no e 6 astenuti. Subito dopo, il governo è andato sotto sulla seconda parte dell'emendamento, su cui era nuovamente contrario. I voti favorevoli sono stati 184, i contrari 61 e gli astenuti 11. Il via libera è arrivato dopo un acceso dibattito dell'Assemblea, con l'intervento trasversale dei senatori della commissione Giustizia, mentre l'Esecutivo ha proposto senza successo di riformulare la norma (già modificata in Commissione).

Via libera al tetto dei 25% agli stipendi dei manager delle società pubbliche
Via libera del Senato al tetto del 25% agli stipendi dei manager delle società pubbliche con voti quasi unanine dell'aula (261 si', 3 no e un astenuto). I lavori dell'assemblea sono ripresi questa mattina, dopo il tour de force di ieri, che ha tenuto fino alle 22.00 i senatori inchiodati ai banchi. La seduta è stata sospesa a termine dell'esame di oltre 100 articoli; restano da votare solo le proposte di modifica a due articoli, accantonati nel corso della seduta. Il via libera è atteso in giornata, il decreto legge dovrà quindi tornare alla Camera per l'ok definitivo.
Sì alla soppressione del Durt
Sì unanime del Senato anche alle soppressione del Durt, il documento unico di regolarità tributaria. La norma era stata inserita nel passaggio del decreto legge alla Camera, e aveva scatenato da subito le proteste delle imprese. Via libera anche all'emendamento che stabilisce la definizione di un paniere di beni essenziali, che dovranno essere esclusi dall'espropriazione da parte del fisco, nel caso di mancato pagamento delle tasse.

Torna la Scia per il cambio sagome degli edifici
Torna la Scia, Segnalazione certificata di inizio attività, nel caso in cui le ristrutturazioni modifichino la sagoma (non il volume) degli edifici ma con una misura più stringente di tutela dei centri storici che restano esclusi. L'Aula del Senato, infatti, ha approvato con 190 sì, 69 no e un astenuto, l'emendamento dei relatori al Dl del fare che riscrive parte dell'articolo 30 mentre non é stato posto in votazione l'emendamento approvato dalle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio che faceva 'saltare' la misura di semplificazione. La proposta dei relatori impone che i Comuni debbano individuare, entro il 30 giugno 2014, nell'ambito delle zone omogenee A, le aree in cui non si può applicare la Scia per interventi di demolizione o ricostruzione che comportino modifiche della sagoma. Se i Comuni non si attiveranno, in mancanza di intervento sostitutivo della Regione, la deliberazione sarà adottata da un Commissario ad hoc che sarà nominato dal ministro dei Trasporti.
No al nuovo tetto dei pagamenti in contanti
Fallisce, invece, il tentativo del Pdl di spostare il tetto del pagamento in contanti dagli attuali 1.000 euro a 3.000 euro. I senatori del Pdl hanno disobbedito alle istruzioni del governo e dei relatori, che avevano dato parere contrario alla proposta di modifica, e hanno votato sì. Il blitz era stato tentato con un emendamento a firma D'Alì-Bonfrisco.

Sì a un odg per correggere la geografia dei tribunali
Un intervento correttivo della riforma che ridisegna la geografia giudiziaria italiana da fare entro il 12 settembre, cioè prima che entri in vigore. Lo prevede un ordine del giorno al decreto fare approvato dall'Aula del Senato, con il voto in dissenso di Pier Ferdinando Casini e di Nitto Palma. In commissione giustizia la scorsa settimana era stato approvato un provvedimento che rinviava di un anno l'entrata in vigore della riforma Severino. Ma non l'Aula non farà in tempo a esaminarlo prima della pausa estiva.